Codici RAE, SAE, Ateco: una breve guida

Autore:

Alessandra Caraffa

Data:

10 Maggio 2021

Tempo di lettura:

3 min min

Codici RAE, SAE, Ateco: una breve guida

SAE e RAE, sostituiti dall’Ateco ma ancora in uso

La vita di ogni azienda che si conosca si nutre essenzialmente di mercato, inteso come processo di scambio economico. Questo vale per le aziende di qualunque tipo, e alle più svariate condizioni. 

Nel corso delle rapide evoluzioni del mercato degli ultimi decenni, le istituzioni nazionali e sovranazionali hanno definito regole, codici e sigle con l’intento di uniformare quanto più possibile lo scenario delle attività economiche - allo scopo di poter condividere dati e informazioni.

Codice RAE, Ateco e SAE sono sigle che contribuiscono a definire le caratteristiche salienti di un’azienda italiana. Vediamo cosa sono, dove si trovano e come ottenerli.

Codici RAE e SAE: significato e origini della classificazione generale delle attività economiche

Il codice NACE (Nomenclatura Statistica delle Attività Economiche nella Comunità europea, altrimenti tradotta come Classificazione Generale) è un sistema di classificazione usato per uniformare le diverse attività economiche dei Paesi Membri sotto un’unica nomenclatura comune.

L’Eurostat, l’organo statistico della Commissione, istituì il NACE nel 1970. L’ultima revisione normativa della Nomenclatura Generale coincide con il Regolamento CE n. 29/2002. 

In Italia, l’Istat traduce i codici NACE europei nella nota classificazione Ateco. I codici RAE e SAE sono a loro volta legati alla Nomenclatura Generale delle Attività Economiche, in quanto sostituiti dal Codice Ateco. 

I codici RAE e SAE vengono però ancora usati - e quindi richiesti - dalle banche come strumento di classificazione delle aziende, in quanto capaci di indicare il livello di affidabilità creditizia delle imprese nel momento in cui queste si trovino a chiedere un fido o un finanziamento. 

In pratica, servono a classificare le imprese in base a parametri oggettivi come l’assetto societario, il numero di addetti, la presenza o meno di attività finanziaria.

RAE e SAE: cosa sono e come ottenerli

Il codice RAE, Ramo dell’Attività Economica, individua il settore di intervento di un’azienda. E’ un codice di tre cifre che viene attribuito dalla Banca d’Italia secondo delle tabelle di attribuzione derivate dalla Nomenclatura NACE.

Il RAE, infatti, serve proprio a garantire l’uniformità di contabilità reale e finanziaria ed assicurare una coerenza con la classificazione statistica Istat e NACE.

Il SAE è il codice che indica il Sottogruppo di Attività Economica proprio dell’azienda. L’elenco dei codici SAE è diffuso dalla Banca d’Italia, e nonostante sia stato sostituito dal codice Ateco, non è ad uso esclusivo delle banche. Il codice SAE di un’azienda viene usato, tra le altre cose, come criterio per valutare il merito creditizio di un’impresa.

I codici RAE e SAE sono tra i pochi vecchi standard ancora validi ed utilizzabili a livello nazionale come alternativa all’Ateco. La semplificazione data dal codice Ateco è sì valida, ma è ancora possibile che vengano richiesti codice SAE e RAE dell’azienda - specie se si ha intenzione di avviare un rapporto con un istituto di credito.

La codifica SAE è ispirata alla SEC 2010, il sistema europeo dei conti nazionali e regionali adottato dagli Stati Membri dell’Unione Europea nel Settembre 2014, con l’applicazione del Regolamento Ue n. 549/2013.

Sia il codice RAE che il SAE si trovano, in generale, nell’anagrafica dell’azienda, e sono quindi consultabili nelle visure camerali. Sono altresì ad uso dell’elaborazione statistica da parte degli istituti preposti a livello nazionale e comunitario. 

Ma come ottenere un codice SAE? L’unica opzione è quella di rivolgersi alla Banca d’Italia, che attribuisce un codice al settore dell’attività economica (SAE) all’impresa. 

In alcuni casi può accadere che i parametri a disposizione non siano sufficienti a generare un codice RAE rispondente ai criteri del NACE, e la stessa sorte può accadere per l’attribuzione di un RAE. 

Trattandosi di nomenclature da far rispondere ad una normativa sovranazionale, vengono infatti evitate attribuzioni discrezionali o non sufficientemente supportate da dati oggettivi. 


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